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lunedì 24 aprile 2017

L'anticristo di Joseph Roth

“L’Anticristo” di Joseph Roth

L'articolo che segue cita un testo tradotto dall'originale tedesco. Segnaliamo che del libro esiste anche l'edizione italiana: Joseph Roth, L'Anticristo, Editori Internazionali Riuniti 2010, pag.164

“L’Anticristo” di Joseph Roth

Introduzione
Joseph Roth fu uno scrittore austriaco di origini ebraiche. Nacque nel 1894 a Leopoli, nella Galizia polacca, ma sentì presto la lingua tedesca come la sua autentica patria letteraria. Scosso dal trauma del crollo dell’Impero austro-ungarico – di cui apprezzava la capacità di far convivere numerose culture diverse – e dall’avvento del nazismo in Germania, nonché da tragedie personali come l’internamento in un ospedale psichiatrico della moglie (che rafforzò a sua volta il trauma della malattia mentale del padre di cui egli fu testimone nell’infanzia), successivamente soppressa nell’ambito del programma di ‘purificazione sanitaria’ nazista, visse gran parte della sua fiorente vita di scrittore in esilio per l’Europa, sviluppando una tematica improntata al sentimento di mancanza di radici e contrassegnata da una critica raffinatamente ironica e profonda alla società del suo tempo.
Dal punto di vista politico, dopo i suoi esordi nelle file della sinistra e la sua adesione al sionismo, rinnegò quest’ultimo e si orientò verso posizioni conservatrici e nostalgiche, le quali contemplavano un’enorme stima nei confronti della Chiesa cattolica come unica istituzione unificatrice e redentrice. A chi gli rinfacciava la sua conversione al cattolicesimo [1] e la sua svolta conservatrice replicava che il paradosso della nostra epoca consiste nel fatto che l’unica via per essere realmente ‘progressisti’ risiede nell’essere conservatori. 
Tra i suoi numerosi romanzi[2], in cui come detto predomina spesso un sentimento di disorientamento apolide (di qui la sua nostalgia per la caduta patria austro-ungarica e per la sua cultura unificatrice), ve n’è uno, del 1934, che appare estremamente emblematico, distinguendosi da tutti gli altri: L’Anticristo, un’opera in cui la componente religiosa di Roth emerge con più forza rispetto al resto della sua produzione, che presenta un taglio piuttosto laico, o ai richiami alla cultura ebraica di alcune opere della gioventù. Si tratta di un libro che assume per noi toni quasi profetici e in cui L’Anticristo viene visto come una forza operante nella Storia e incarnata in tutti i personaggi che si incaricano di attentare alla bellezza del mondo introducendo, con un sorriso affabile sulle labbra, il suo contrario: operazione che riesce loro grazie all’inversione e alla confusione semantica delle parole che dovrebbero definire il vero sapere e sentire, la vera cultura e la vera virtù dell’umanità. 
Non a caso l’Anticristo viene definito nel romanzo eponimo il signore delle mille lingue: il protagonista – che altri non è che un doppio dell’autore – lavora al suo servizio come inviato speciale di un giornale, sospettando la sua natura maligna senza però riuscire a smascherarla fino alla fine. Il riferimento all’attività giornalistica vuole mettere in evidenza il fatto che anche all’epoca i mezzi di comunicazione di massa erano, come oggi, un’infernale e astuta fabbrica di menzogne. All’interno del libro Joseph Roth si scaglia anche contro quella fabbrica di ombre che è Hollywood (vista questa definizione, ci si può chiedere cos’avrebbe pensato il Nostro della fantasmatica realtà virtuale di Internet e delle reti sociali, nonché della pubblicità, delle fiction e dei media attuali...), giocando anche sul suono che assume il suo nome, che in tedesco suona come Höllewut, ‘furia dell’inferno’. Ci sembra emblematico anche il fatto che Joseph Roth abbia identificato in Martin Lutero il primo Anticristo. Ma lasciamo che siano le parole di questo testo a mostrarci la straordinaria sensibilità e la sorprendente chiaroveggenza dell’autore, che può essere sicuramente un faro per comprendere la situazione odierna. [3]
Il testo di Joseph Roth: “L’Anticristo”
Diamo nomi falsi a cose vere. [… N]on sappiamo più esattamente che nome deve avere ogni cosa. Abbiamo solo il nome e le definizioni di forme, colori e dimensioni, ma non le riconosciamo più. Dato che siamo diventati ciechi, utilizziamo in modo sbagliato nomi e definizioni. Chiamiamo piccolo ciò che è grande e grande ciò che è piccolo, nero il bianco e bianco il nero. Chiamiamo le ombre luce e la luce ombra. Ciò che è vivo, morto; ciò che è morto, vivo. Così, nomi e definizioni perdono contenuto e significato.

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2017/04/lanticristo-di-joseph-roth.html

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