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lunedì 20 marzo 2017

La fede dei piccoli e il tradimento dei gerarchi

don Elia. La fede dei piccoli e il tradimento dei gerarchi

Svégliati! Perché dormi, Signore? 
Non restare muto e inerte, o Dio
(Sal 43, 23; 82, 2).

Secondo l’ipotesi alternativa già abbozzata la settimana scorsa, le voci riguardanti il progetto di un cambiamento sostanziale della Messa potrebbero nascere da una falsa indiscrezione, messa in circolazione apposta per scopi strategici. Una volta seminata l’agitazione con lo spettro di un nuovo stravolgimento liturgico, le modifiche che effettivamente potrebbero apportare – apparentemente meno incisive, ma ugualmente devastanti negli effetti a lungo termine – sarebbero alla fine accolte perfino con sollievo dagli amanti della conservazione, quella (malgrado tutto consistente) parte della Chiesa che resiste alle “novità dello Spirito” in nome dell’ordine e delle certezze. Questi novelli farisei, che si oppongono tetragoni ad ogni innovazione, specie se troppo audace, vanno lentamente rieducati nella loro mente angusta. Qual è il metodo più efficace, già sperimentato con successo sia dai regimi marxisti che dalla propaganda del politicamente corretto, che tradiscono in ciò una matrice comune? La manipolazione del linguaggio.

Ecco allora che, conformemente al tira-e-molla che ha caratterizzato il postconcilio liturgico, come i battisteri che, periodicamente, saltano dall’entrata al presbiterio e viceversa, anche per quanto riguarda il trattamento dei testi la palla sembra rimbalzata nella metà-campo bugniniana. Nel 1994 si era incoraggiata l’inculturazione, mentre nel 2001 era stata richiesta una completa revisione delle traduzioni in modo che fossero meno fantasiose e più aderenti all’originale. Ora sembra che una commissione di nomina papale sia all’opera per restituire all’eucologia uno stile più popolare e meno aulico. In ogni caso, interi episcopati (con quello italiano in testa) già si erano opposti con pertinace disobbedienza all’opera avviata da Benedetto XVI per riportare il culto pubblico della Chiesa latina alla sua dignità con maggiore fedeltà alla propria tradizione. Basti pensare che la terza edizione tipica del nuovo Messale attende da quindici anni di esser pubblicata in italiano, mentre si continuano a usare testi di fondamentale importanza tradotti in modo gravemente distorto.
Pensate solamente all’effetto che ha avuto sulla fede dei cattolici, in cinquant’anni, il fatto che il sacerdote, alla consacrazione del calice, dica per tutti in luogo di pro multis: la salvezza – per chi ancora crede che occorra salvarsi da qualcosa – è ormai considerata un fatto automatico esteso indistintamente a chiunque. A che scopo, allora, celebrare l’Eucaristia? (Guai a dire la Messa!) Per dare alla “comunità” (esistente come puro nome) l’opportunità di radunarsi e di celebrare se stessa. Oppure si pensi al terribile effetto erosivo, per la fede nella Presenza reale, della spudorata manipolazione («Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa…») che, giusto prima della comunione, i fedeli blaterano al posto del versetto evangelico pur conservato dall’originale latino del novus ordo: Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum…, «non sono degno che tu entri sotto il mio tetto…» (Mt 8, 8). Nella Messa tradizionale, sia il sacerdote che i fedeli lo ripetono per ben tre volte, per ribadire che sei proprio Tu, il mio Signore e il mio Dio, che stai per venire in ciascuno di noi singolarmente, per fonderci in Te nella misura in cui i nostri cuori sono puri e riconciliati (innanzitutto con Te e, di riflesso, fra loro).
Anche se si limitassero a un’ulteriore manipolazione linguistica, quindi, le conseguenze potrebbero essere comunque gravissime. Ma non sarei così sicuro che intendano fermarsi là: perché allora tanto segreto circa la costituzione della commissione pontificia e l’identità dei suoi membri, rivelata in via ufficiosa da un sito spagnolo? E a cosa han pensato di prepararci con la celebrazione dei Vespri anglicani all’altare della Cattedra di San Pietro, alla quale ha predicato – guarda caso – proprio il Segretario della Congregazione per il Culto Divino? Manco a farlo apposta, nel quarto anniversario dell’elezione dell’Innominato (che però non mostra alcun indizio di conversione…): è davvero un segnale? e rivolto a chi? Al capo della loggia-madre d’Inghilterra? Proprio quelli che, a Londra, hanno eretto la Saint Paul’s Cathedral come contraltare alla basilica vaticana (e che non riuscirono a farla più grande solo per mancanza di fondi), quelli che oggi “ordinano” donne e sodomiti per il ministero (fittizio) perfino di vescovo, hanno portato il loro culto abusivo nel cuore della cristianità. Considerata l’importanza che l’apparato simbolico riveste nell’iniziazione massonica, può esserci segno più potente di una rivincita e di un’occupazione?
Quasi contemporaneamente, un teorico della necessità di una drastica riduzione della popolazione mondiale (fautore quindi di aborto, eugenetica, contraccezione, sterilizzazione ed eutanasia) è stato invitato a parlare in Vaticano in qualità di esperto. Da poco i vescovi tedeschi hanno imposto la comunione per i pubblici concubini, mettendo in guardia i sacerdoti fedeli dal permettersi «giudizi estremi o frettolosi» nei loro riguardi. La parola del Vangelo è stata declassata dal generale dei gesuiti a invenzione dei primi cristiani, dato che gli Apostoli non avevano il registratore… Prima di rilasciare una dichiarazione di una simile stupidità, si sarebbe potuto leggere qualcosa sui metodi avanzatissimi di memorizzazione con cui la tradizione orale, all’epoca, conservava scrupolosamente (ed esattamente) gli insegnamenti dei maestri. In poche parole, non è solo la Messa che vogliono finir di distruggere, ma la Sacra Scrittura, la morale, i Sacramenti… tutto.
In ogni caso, lo Sposo non è assente né indifferente. Se tace o sembra addormentato, è perché la Sposa, in buona parte, Lo ha tradito a partire dai suoi vertici. Solo con estrema umiltà, dal fondo del nostro nulla e del nostro peccato, possiamo quindi reclamare che si svegli e faccia finalmente udire la Sua voce. Se abbiamo l’impressione di non essere ascoltati perché non lo meritiamo, poniamoci nel numero degli evangelici piccoli e facciamo ricorso a Lei, come con parole ispirate ci rammenta una parrocchiana virtuale:
«La nostra buona Madre mi suggerisce che, nonostante la gravissima crisi che la Chiesa sta attraversando, pure dobbiamo guardare ai tanti piccoli, alle persone semplici che mantengono viva la vera fede, pregano e offrono sé stessi in silenzio. Nessuno sa dei loro sacrifici, del loro amore segreto, delle loro penitenze e delle loro preghiere incessanti. Nessuno conosce le loro lacrime se non la Santa Vergine, che fa in modo che nessuna di esse vada perduta e tutte le presenta al Suo Divino Figlio unendole al Suo Sangue. Queste lacrime riempiono le giare vuote che Gesù trasformerà in vino prezioso. Niente va perduto nella Comunione dei Santi, nel Corpo Mistico: Cristo Signore ne è garante».
«Chissà chi ha pregato per me perché mi convertissi, chissà chi ha riparato per i miei tanti peccati! Io gli sono riconoscente e spero di poterlo abbracciare un giorno in Paradiso. Pregare gli uni per gli altri, non solo tra noi vivi ma anche tra noi e le anime del Purgatorio o tra noi e i Santi, è tutta una rete di carità fraterna in cui ognuno porta i pesi degli altri o aiuta a portarli, e chi ha di più dona volentieri a chi ha di meno. Qui si realizza già il Regno di Dio; infatti si fa la volontà del Padre, come in cielo così in terra. Il male fa molto rumore, è appariscente e si fa molta propaganda, ma il fiume carsico della fede, della carità e della speranza scorre spesso nascosto e silenzioso. A volte lo vediamo emergere nella grazia che si riversa nella vita delle persone, nelle conversioni, nei miracoli, nelle guarigioni. La Santa Vergine è un grande esempio in questo, Lei che è santo Tabernacolo e che in apparenza non ha fatto nulla e invece ha fatto (e fa) tantissimo, e tutti questi piccoli nascosti che amano, credono e sperano in silenzio sono sotto il Suo manto materno. È Lei che si accorge per prima che “non hanno più vino” (Gv 2, 3) e subito lo dice a Suo Figlio. Perciò non dobbiamo temere: non resteremo mai senza vino, la Chiesa non resterà mai senza la Grazia. Qualunque cosa accada, non dobbiamo cedere alla tentazione (diabolica!) di pensare che Cristo abbia abbandonato la Sua Chiesa: ne faremmo un bugiardo, non sia mai! Tra questi piccoli ci sono anche tanti bravi sacerdoti che pregano, credono, amano e piangono, sperando contro ogni evidenza contraria. Fosse anche il Sabato Santo della Chiesa, l’alba della Risurrezione non potrà tardare!».

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2017/03/don-elia-la-fede-dei-piccoli-e-il.html

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