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giovedì 26 gennaio 2017

Tutto è la preghiera:

Non ancora vi insegno la mia preghiera. Ma vi rendo cogniti del modo come si prega e di cosa è la preghiera. Essa è colloquio di figli col Padre, di spiriti a Spirito, aperto, caldo, confidente, raccolto, schietto. Tutto è la preghiera: è confessione, è conoscenza di noi stessi, è pianto su noi stessi, è promessa a noi stessi e a Dio, è richiesta a Dio, tutto fatto ai piedi del Padre. E non può farsi nel frastuono, fra le distrazioni, a meno di essere colossi nell'orazione. Ed anche i colossi ne soffrono di questo urto e rumore del mondo nelle loro ore di orazione. Voi non siete colossi, siete pigmei. Non siete che infanti nello spirito. Non siete che deficienti dello spirito. Qui raggiungerete la età della ragione spirituale. Il resto verrà poi. Mattina, mezzogiorno e sera ci riuniremo per pregare insieme con le antiche parole d'Israele e per spezzare il pane, e poi ognuno tornerà nella sua grotta, stando di fronte a Dio e alla sua anima, stando di fronte a quanto vi ho detto sulla vostra missione e alle vostre capacità. Misuratevi, ascoltatevi, decidete. E’ l'ultima volta che ve lo dico. Ma dopo dovrete essere perfetti, per quanto potete, senza stanchezze né umanità. Dopo non sarete più Simone di Giona e Giuda di Simone. Non sarete più Andrea o Giovanni, Matteo o Tommaso. Ma sarete i miei ministri. Andate. Ognuno da solo. Io sarò in quella grotta. Sempre presente. Ma non venite senza seria ragione. Dovete imparare a fare da voi ed a stare da voi. Perché, in verità ve lo dico, un anno fa stavamo per conoscerci, e fra due staremo per lasciarci. Guai a voi e guai a Me se non aveste imparato a fare da voi. Dio sia con voi. Giuda, Giovanni, portate dentro alla mia grotta, quella, le cibarie. Devono durare ed Io le distribuirò «Saranno poche!...» obbietta qualcuno. «Il sufficiente per non morire. Il ventre troppo satollo appesantisce lo spirito. Io vi voglio elevare e non rendervi zavorra».

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